domenica 27 agosto 2017

Riscoprire l'amore per i videogiochi a trent'anni: The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Non tutti nascono per essere videogiocatori accaniti, per giocare ogni titolo che arriva sugli scaffali, per platinare tutto il platinabile, eppure i videogiochi costituiscono una parte fondamentale della vita di tutti. Onestamente mi sono sempre trovato nel mezzo, mai fan accanito di una particolare saga, mai totalmente indifferente ai giochi che hanno riempito gli scaffali della mia adolescenza: ho ricordi al miele per Final Fantasy VIII, ricordo i pomeriggi paurosi su Resident Evil, crescendo sono stato portatore della rabbia di Kratos nel primo God of War. Eppure crescendo non sono più riuscito ad appassionarmi a qualche nuovo gioco, preferendo dedicare il mio tempo ''nerd'' ad altro, come dimostra la mia povera ps3 impolverata piena di giochi installati mai toccati. Eppure in questi ultimi mesi qualcosa è cambiato. Affascinato dalla campagna mediatica messa in piedi da Nintendo ho comprato la Switch e, come conseguenza naturale, The Legend of Zelda: Breath of The Wild.


Non prendete questo post come una recensione, ma solo come una serie di emozioni che giocare questo titolo mi ha suscitato.

Sconfinato. E' questo il primo pensiero che ci investe, uscendo dal santuario della rinascita, luogo di inizio della nostra avventura. Lo sguardo in lontananza, verso un paesaggio che si estende a perdita d'occhio mi ha inizialmente spiazzato, spaventato. Non essendo abituato ai moderni giochi open world la paura più grande è stata di dover passare ore ed ore a viaggiare in paesaggi ripetitivi e anonimi, costellati da brevi incontri di mostri. Bene, dopo pochi minuti di gioco il messaggio è forte e chiaro: ogni dettaglio della mappa è studiato, mai messo a caso, ogni incontro pesato, e la grande mappa non è solo qualcosa di inserito per adattarsi al trend moderno di giochi ''grandi'', ma il punto di forza di questo gioco: viaggiando si percepisce perfettamente l'anima di Hyrule, una splendida terra, fatta di meravigliose pianure, altissime montagne, laghi, mari e vulcani. Ad ogni panorama il giocatore è portato a rimanere sbalordito, ad ammirare il paesaggio, eppure c'è sempre qualcosa di sbagliato, di corrotto che infesta quanto possiamo ammirare. La calamità Ganon cento anni prima ha quasi distrutto tutto, e solo l'intervento disperato di Zelda ha potuto mettere freno alla tragedia. Adesso è compito nostro finire quanto iniziato dalla principessa. E il vedere Hyrule sfregiato è proprio il primo stimolo che il giocatore riceve nel voler andare avanti nell''avventura: una terra così bella, un lavoro così eccelso dei designer, va salvata.
Ho parlato di anima poco sopra, e Breath of The Wild è un gioco che ha una sua anima, una sua poesia, che permea ogni dettaglio della nostra esperienza.
Per potenziare Link siamo portati ad effettuare quante più sfide possibili, rappresentate principalmente dai Sacrari: piccoli dungeon che contengono vari tipi di sfida, dalle più brutali prove di forza, di mira, fino alle divertentissime prove di astuzia che rendono il gioco anche un eccellente puzzle game, con sfide sempre diverse tra loro.
I personaggi sono caratterizzati in maniera eccellente, dai protagonisti fino all'ultimo dei PNG, sempre pronti ad offrire minisfide che più che garantire ricompense preziose, portano il giocatore ad affezionarsi ancora di più agli incontri fatti durante il gioco, oltre che a scoprire luoghi nascosti, splendidi e pieni di materiali utili per rafforzare Link.
Ho voluto tenere per ultimo l'aspetto della storia, che è semplicemente il coronamento di una esperienza fantastica: Link si risveglia dopo cento anni di sonno, ritrovandosi in un mondo di cui non ha ricordi, con la sola consapevolezza di aver fallito ed essere stato sconfitto dalla calamità Ganon, che ha quasi annichilito il continente di Hyrule. E' quasi costretto a riprendere la sua missione, ad andare a ricongiungersi ad una principessa di cui non ricorda nulla. La storia porterà il giocatore a recuperare i ricordi di Link (piccola nota, recuperandoli tutti si sblocca una scena segreta durante il finale del gioco), a conoscere la principessa Zelda, un personaggio studiato in maniera eccelsa, che mi sento di definire la vera protagonista del gioco, una delle figure meglio caratterizzate che ricordi, ed è per questo che consiglio di recuperare tutti i ricordi prima del finale, poichè per tutta l'avventura solo tramite questi sarà possibile interagire con lei. Avanzando l'avventura Link diventerà più consapevole, fino a diventare un eroe ancora più forte di quanto lo fosse cento anni prima pronto ad incamminarsi verso il castello di Hyrule, verso il suo destino, un destino che, grazie all'eccellente lavoro di chi ha realizzato il gioco, sentiamo ormai nostro.

Oggi ho finito il gioco, tutto è stato perfetto, solo un buon romanzo solitamente riesce a coinvolgermi tanto, ma soprattutto, si è riaccesa in me quella luce che ormai pensavo spenta per sempre: non vedo l'ora di prendere in mano un altro videogioco, un'altra avventura in cui immedesimari, per cui piangere.

Grazie, Nintendo...

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